Anche quella notte aveva diluviato da cani. Avevo imparato
ad usare questo termine da mia madre. Quando lei voleva
mostrare il suo odio per ogni cosa, usava sempre il termine
riferito al cane. Mi ricordo che a volte lo usava anche
quando parlava della nonna. Aveva diluviato e tutto l’atrio
si era riempito, dovevamo chiudere tutte le porte e, come i
lebbrosi in quarantena, ci dovevamo chiudere dentro.
Dovevamo tappare tutte le fessure delle parte bassa delle
porte con i panni e le coperte affinché l’acqua non entrasse
dentro e non allagasse e sporcasse tutta la casa. Ma il
pozzo, faceva la sua parte. Ma il pozzo del cortile era
collegato a tutti i pozzetti della casa e, quando si
tappava, tutta la merda e la sporcizia del bagno, della
doccia e della cucina uscivano fuori.
A volte papà restava fuori al freddo e con quel bastone che
avevamo messo da parte proprio per queste situazioni
cercando di spingere tutto indietro, fino in fondo; ma
dentro il pozzo del cortile l’acqua non scendeva e a volte
usciva ancora di più. Però a papà piaceva. A volte, quando
gli andava, passeggiava intorno al giardino fino a quando
quest’ultima pioggia non ha tappato il pozzo. Il suo amico,
l’idraulico, si era sforzato per l’ultima volta ma alla
fine, come i medici nei film, aveva perso la speranza.
Mentre raccoglieva le sue attrezzature e toglieva i guanti
di plastica dalle mani giganti e pelose, ha detto: quello
che si è intoppato all’interno è molto resistente. Poi aveva
toccato la spalla di papà e aveva detto: non si toglie,
specialmente con tutta questa acqua .... non posso farci
niente .... papà non gli aveva creduto, aveva portato tanti
esperti e tutti alla fine avevano detto: non si stappa, o
dovete cambiare la casa oppure dovete buttare giù tutto e
ricostruire di nuovo.
Papà aveva pianto e aveva detto che non era affatto una cosa
semplice buttare giù la casa. Mamma aveva tolto una ciocca
di cappelli dal suo viso e senza guardarlo gli aveva detto:
lo pensi tu.
Quando non pioveva l’acqua scendeva, cioè entrava nella
terra del giardino. E faceva uscire qualsiasi tipo di verme
o creature sotterranea, e questi si attorcigliavano fra di
loro. Le lumache piccole e grandi facevano tanta fatica per
arrampicarsi sul muro. Il cortile puzzava sempre di
cadavere. A volte quando la nonna voleva prepararsi per le
preghiere brontolava contro di me. Diceva che non si sapesse
cosa io avessi buttato in quel pozzo di merda.
Quando la mamma non c’era diceva nonna che era solo un
peccato costringere una persona ad allontanarsi dalla
propria casa. Pentitevi...vi dovete pentire.
A volte quando la nonna si metteva in una angolo e
intrecciava i suoi cappelli dicevo a mia mamma: Mmmmagari
uuuna nnnote iii caaapelli di nnoonna ssi intrecciano
aaattorno aaal suo cccollo e lllla sssoffocccano.
La mamma sorrideva e mi baciava dicendo: non gliele dire mai
queste parole. Ma io lo sapevo che a lei piacevano le mie
parole. Anche mamma aveva i cappelli lunghi, a papà
piacevano e a volte glieli pettinava lui ... diceva sempre che
odoravano di pioggia. Ma un pomeriggio la mamma li ha
tagliati in bagno con un coltello.
Doveva piovere di nuovo, l’avevo capito dalle nuvole. Erano
nere e scure. La mamma si è era disperata come sempre.
Tirava i panni umidi dalla corda e li raccoglieva.
Era entrata e diceva che prima che scendesse l’acqua avrebbe
dovuto coprire tutto con dei panni. Più o meno parlava come
me. Stordita girava per casa a cercare i panni. Quando ha
sentito la nonna dire che loro li facevano le preghiere,
aveva capito di essere entrata con le ciabatte. E’ uscita di
nuovo e si è tolta le ciabatte portando dentro le mie
scarpe. Ha portato anche le sue scarpe con i tacchi. Quelle
di papà e nonna sono rimaste fuori. Appena ha finito si è
messa dietro la finestra. Ora le nuvole erano sopra la
nostra casa. Facevano lampi e tuoni rumorosi. Le gocce della
pioggia diventavano sempre di più fino a quando non ha
iniziato a diluviare. Gli occhi della mamma erano al
cortile. L’aveva fissato. Penso di aver sentito: tesoro fai
passare l’acqua.

Commenti
Posta un commento