(Lauria, 20 novembre 1770 – Lauria, 25 febbraio 1828)
"Domenico Lentini, che qui nacque (Lauria) da poveri, ma virtuosi genitori Macario, e Rosalia Vitarella nel dì 20 novembre 1770, e che passò agli eterni riposi in odore di rara Santità il 25 febbraio 1828; giorno che fu in quell'anno di lutto, e di pianto universale; ma giorno avventurato, che resterà di cara memoria, e che sarà giorno di festa, e di santo giubilo sino ala consumazione de' secoli".
(Cenno biografico del gran servo di Dio Sacerdote D. Domenico Lentini di Lauria, scritto da Raffaele Lentini, pe' tipi di M. Avallone, Napoli 1839). A 15 anni si manifestò in lui il desiderio di dedicare la sua vita alla cura delle anime."La sua figura fu veramente santa e veramente come doveva essere, eroica." scrisse "La voce del Molise, settimanale cattolico,Anno V, n. 5 del 2 febbraio 1935) "Fatto sacerdote adempì gelosamente gli obblighi del sacro mistero, al quale era stato assunto. Fu savio istruttore della gioventù. Fu predicatore esimio, ed era veramente mirabile a vedersi nell'atto che annunziava ai fedeli la divina parola... Fu affabile in modo da riempire di delizia ognuno che trattasse con lui. Era da tale dolcezza ed amenità accompagnato il suo discorso, che destava nell'animo una gioia non mica terrena, ma tutta santa. Le sue parole, simili ad una celeste rugiada, facevano germogliare ne' cuori i sensi delle belle e sante virtù; e simili, ancora ad un balsamo salutare, servivano di antidoto alle piaghe cagionate dal peccato. La sua modestia, e la sua umiltà fu senza pari...(Michele Forestieri, Sul Sacro Deposito dell'ammirabile servo di Dio sacerdote Domenico Lentini, torchi di Massimiliano Avallone, Napoli 1831). Pietro Borzomati affrontando il tema "Aspetti della spiritualità lentiniana" negli "Atti del convegno a Lauria il 25-27 ottobre 1985) evidenziò che l'itinerario spirituale del sacerdote di Lauria può essere ricostruito solo attraverso alcuni suoi scritti, testi di orazioni e di prediche che furono in parte raccolti da don Giambattista Pisani nel 1894. Un diario spirituale o un epistolario poi analizzati negli atti dei processi per la causa della sua beatificazione. "Il suo continuo abbandonarsi a Dio, vero asceta e contemplativo, al punto di essere definito non un viatore della terra, ma un vero comprensore del cielo emerge anche dalle sue scelte devozionali. che non furono comuni ed ordinarie, ma prevalentemente cristologiche." (Il Venerabile Lentini nella storia sociale e religiosa della Basilicata, atti del convegno a cura di Gabriele De Rosa e Francesco Volpe, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1987). La sua formazione ebbe inizio a Lauria e subito dopo al Seminario di Policastro. Nel 1783 venne ordinato diacono a Mormanno e l'8 giugno del 1784 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Marsiconuovo. Diventato presbitero (nella storia della chiesa il presbitero è l'"anziano" a cui è affidato il governo della comunità) rimase tutta la sua vita a Lauria impegnandosi nell'evangelizzazione. Morì il 25 febbraio del 1828 nella sua casa, dopo un'agonia vissuta nel completo abbandono mistico. Nel 1935 papa Pio XI lo dichiarò "Venerabile" (degno di religiosa devozione). Il 12 ottobre 1997 in piazza San Pietro a Roma fu beatificato da papa Giovanni Paolo II. L'Enciclopedia Cattolica scrive: "Don Lentini fu un sacerdote di intensa spiritualità, visse eroicamente le virtù umane, cristiane e del suo stato, sprofondato in una volontaria e silenziosa umiltà fatta anche di molte privazioni. Fu molto amato dalla gente e dai confratelli, salvo l'incomprensione del vicario foraneo. Questi più volte lo denunciò perfino di immoralità e di stravaganza presso il vescovo. L'innocenza emerse sempre da sè, in quanto lui non si difendeva mai. E il vescovo, dopo le prime indagini, non diede alcun seguito alle calunnie, le quali anzi evidenziarono ancora di più le virtù del Lentini. Si adoperò con ogni mezzo per risollevare le sorti del popolo, sforzandosi di riformare persino la stessa religiosità popolare, per ricondurla all'essenziale, con una continua catechesi cristocentrica e biblica, a cui obbediva la stessa Congregazione dell'Addolorata, fondata da lui per gruppi di laici desiderosi di perfezione. Accanto a tutte le qualità cultural e sacerdotali don Lentini fu dotato anche di speciali carismi e qualità paranormali. Operò guarigioni e avvenimenti straordinari, ebbe il dono della profezia e della lettura delle coscienze e viveva in una continua unione con Dio. Si applicava a lui la massima: quando non parlava di Dio parlava con Dio. Lentini fu un contemplativo, si racconta che durante le Quarantore riusciva a rimanere in ginocchio un'intera giornata davanti al Santissimo".
(Cenno biografico del gran servo di Dio Sacerdote D. Domenico Lentini di Lauria, scritto da Raffaele Lentini, pe' tipi di M. Avallone, Napoli 1839). A 15 anni si manifestò in lui il desiderio di dedicare la sua vita alla cura delle anime."La sua figura fu veramente santa e veramente come doveva essere, eroica." scrisse "La voce del Molise, settimanale cattolico,Anno V, n. 5 del 2 febbraio 1935) "Fatto sacerdote adempì gelosamente gli obblighi del sacro mistero, al quale era stato assunto. Fu savio istruttore della gioventù. Fu predicatore esimio, ed era veramente mirabile a vedersi nell'atto che annunziava ai fedeli la divina parola... Fu affabile in modo da riempire di delizia ognuno che trattasse con lui. Era da tale dolcezza ed amenità accompagnato il suo discorso, che destava nell'animo una gioia non mica terrena, ma tutta santa. Le sue parole, simili ad una celeste rugiada, facevano germogliare ne' cuori i sensi delle belle e sante virtù; e simili, ancora ad un balsamo salutare, servivano di antidoto alle piaghe cagionate dal peccato. La sua modestia, e la sua umiltà fu senza pari...(Michele Forestieri, Sul Sacro Deposito dell'ammirabile servo di Dio sacerdote Domenico Lentini, torchi di Massimiliano Avallone, Napoli 1831). Pietro Borzomati affrontando il tema "Aspetti della spiritualità lentiniana" negli "Atti del convegno a Lauria il 25-27 ottobre 1985) evidenziò che l'itinerario spirituale del sacerdote di Lauria può essere ricostruito solo attraverso alcuni suoi scritti, testi di orazioni e di prediche che furono in parte raccolti da don Giambattista Pisani nel 1894. Un diario spirituale o un epistolario poi analizzati negli atti dei processi per la causa della sua beatificazione. "Il suo continuo abbandonarsi a Dio, vero asceta e contemplativo, al punto di essere definito non un viatore della terra, ma un vero comprensore del cielo emerge anche dalle sue scelte devozionali. che non furono comuni ed ordinarie, ma prevalentemente cristologiche." (Il Venerabile Lentini nella storia sociale e religiosa della Basilicata, atti del convegno a cura di Gabriele De Rosa e Francesco Volpe, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1987). La sua formazione ebbe inizio a Lauria e subito dopo al Seminario di Policastro. Nel 1783 venne ordinato diacono a Mormanno e l'8 giugno del 1784 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Marsiconuovo. Diventato presbitero (nella storia della chiesa il presbitero è l'"anziano" a cui è affidato il governo della comunità) rimase tutta la sua vita a Lauria impegnandosi nell'evangelizzazione. Morì il 25 febbraio del 1828 nella sua casa, dopo un'agonia vissuta nel completo abbandono mistico. Nel 1935 papa Pio XI lo dichiarò "Venerabile" (degno di religiosa devozione). Il 12 ottobre 1997 in piazza San Pietro a Roma fu beatificato da papa Giovanni Paolo II. L'Enciclopedia Cattolica scrive: "Don Lentini fu un sacerdote di intensa spiritualità, visse eroicamente le virtù umane, cristiane e del suo stato, sprofondato in una volontaria e silenziosa umiltà fatta anche di molte privazioni. Fu molto amato dalla gente e dai confratelli, salvo l'incomprensione del vicario foraneo. Questi più volte lo denunciò perfino di immoralità e di stravaganza presso il vescovo. L'innocenza emerse sempre da sè, in quanto lui non si difendeva mai. E il vescovo, dopo le prime indagini, non diede alcun seguito alle calunnie, le quali anzi evidenziarono ancora di più le virtù del Lentini. Si adoperò con ogni mezzo per risollevare le sorti del popolo, sforzandosi di riformare persino la stessa religiosità popolare, per ricondurla all'essenziale, con una continua catechesi cristocentrica e biblica, a cui obbediva la stessa Congregazione dell'Addolorata, fondata da lui per gruppi di laici desiderosi di perfezione. Accanto a tutte le qualità cultural e sacerdotali don Lentini fu dotato anche di speciali carismi e qualità paranormali. Operò guarigioni e avvenimenti straordinari, ebbe il dono della profezia e della lettura delle coscienze e viveva in una continua unione con Dio. Si applicava a lui la massima: quando non parlava di Dio parlava con Dio. Lentini fu un contemplativo, si racconta che durante le Quarantore riusciva a rimanere in ginocchio un'intera giornata davanti al Santissimo".
