Passa ai contenuti principali

Schermi Riflessi di Eleonora Lostaglio


La trattativa … un film necessario 

Per coloro che hanno trent’anni o viaggiano intorno a quell’età, il film di Sabina Guzzanti, La trattativa, presentato a Venezia 71. fuori concorso, riteniamo che sia un film necessario. Certamente utile per comprendere quanto accadeva intorno a noi che crescevamo ed eravamo quasi del tutto ignari del mondo “adulto” che si agitava intorno a noi, presi da ben altri interessi (l’adolescenza, la scuola, l’università, il futuro opaco).


Ascoltiamo con vivo interesse la conferenza stampa della Guzzanti (un tempo fantasiosa attrice brillante di televisione, imitatrice, sarcastica e via via regista impegnata) per comprendere con chiarezza i decenni alle nostre spalle, pieni di buchi neri dall’economia alla politica, dalle stragi alle compromissioni con gli apparati dello Stato. E molte di quelle facce (per esempio Casini e altri) sono ancora lì, impudicamente, sui piani alti del Parlamento, come se nulla fosse accaduto in questi anni. Tutti complici o quantomeno consapevoli, come la stessa Sinistra che non ha portato in piazza i milioni di persone contro la mafia, cosa che un tempo sapeva fare. La Guzzanti ci racconta che “la sfida più grande è stata quella di riuscire a trasformare in una storia un mucchio di libri, di articoli, di verbali, ore e ore di registrazione di sedute processuali … Quello che scoprivo mentre analizzavo i testi mi emozionava e mi sconvolgeva.”  E, prosegue: “Di che si parla quando si parla di trattativa? Delle concessioni dello Stato alla mafia in cambio della cessazione delle stragi? Di chi ha assassinato Falcone e Borsellino con le scorte? Della eterna convivenza fra lo mafia e politica? E fra mafia e chiesa? Oppure c’è ancora dell’altro? Così ho voluto assemblare per un racconto appassionante le vicende della nostra storia recente.”

La Guzzanti appare sicura, risponde con piglio alle domande dei giornalisti specie sotto l’aspetto dei gradi di giudizio su talune vicende non ancora concluse. Ma “l’intento è quello di affrontare il tema, con questo lavoro, al di là delle vicende processuali, dei magistrati e dei collaboratori di giustizia”.

Intanto ci spiega la modalità artistica cui è approdata, quella di un cortometraggio che l’ha coinvolta: di un maestro del nostro cinema di impegno civile, Elio Petri, il quale nel 1970 realizzò un corto dal titolo “Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli”  e con l’immagine del grande Gian Maria Volontè che spiega: siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo che si propone, mediante il nostro specifico (attore, regista, tecnico) di ricostruire le versioni sul presunto suicidio dell’anarchico Pinelli.

“Da lì – spiega la Guzzanti – è nata l’idea di dichiarare la messa in scena degli attori, nel proprio impegno civile; la finzione è quasi per intero basata sui verbali e le testimonianze, con poche e calibrate licenze poetiche.”

Gli attori sono straordinari nello scambiarsi i vari personaggi, la Guzzanti da narratrice, non può però fare a meno di vestire i panni e il volto di Berlusconi (suo cavallo di battaglia degli anni scorsi non solo in televisione). Le musiche di Nicola Piovani accompagnano gradevolmente il racconto, che si snoda alla maniera “brechtiana”.

Un film necessario, per tanti aspetti, come molti altri seguiti con interesse alla Mostra.


Post popolari in questo blog

Giovedì 30 Agosto 2018

📺 Melfi Eventi 2025. Fantastico Medioevo “Forme e culture della regalità” lezione del prof. Ortensio Zecchino

 Melfi, 25 Novembre 2025.

📺 Rionero Eventi 2025. I.C. "Granata" Rionero. "Christmas is For Sharing" (classi Quinte)

Rionero in Vulture, 18 Dicembre 2025.