Intervista a Rocco PapaleoUna piccola impresa meridionale
Un bagno di folla lo accoglie nelle sale. E’ appena uscito “Una piccola
impresa meridionale”, opera seconda di Rocco Papaleo, dopo il pluripremiato
“Basilicata coast to coast” (tre David di Donatello) di tre anni fa. E il suo nuovo
film, già dal titolo, rievoca la sua piccola (grande) impresa di un meridionale
che si sta facendo strada nel non facile mondo del cinema, con riconoscimenti
anche oltre i confini. E’ un’opera corale, questa, condotta e girata con
leggerezza, pur affrontando scottanti tematiche contemporanee, con visioni e
ricadute in salsa meridionale.
Ma il primo “grazie” a Papaleo va nella
direzione di averci ridato la grande Giuliana Lojodice, attrice più di teatro
che di cinema (ha lavorato anche con Fellini e Benigni), il cui nome è legato
ad una lunga carriera al fianco del compagno Aroldo Tieri; e chi li ha visti in
scena sa di che attori si tratta: immensi. Nel film di Papaleo è la mamma
anziana, che colora (in dialetto pugliese, come le sue radici) il ruolo di
madre “tradita” dagli eventi della modernità. E poi c’è Riccardo Scamarcio, in
veste di marito tradito e che ama il pianoforte più di ogni cosa al mondo; e
Barbora Bobulova, prostituta dell’Est, che cerca un ritiro dopo i triviali arricchimenti.
Ma il film di Papaleo, (tratto da un suo libro) sceneggiato con Valter Lupo, è
un collage di storie piccole (come i circensi falliti) che si dipanano come una
partitura musicale; rispolvera una vecchio successo di Caterina Caselli (Sole
spento) e ci accompagna con una delicata colonna sonora che rilegge (in jazz)
addirittura Mozart. Molte scene si elevano, come quella del funerale, con una
fotografia (firmata da Fabio Zamarion) che fa dei paesaggi di mare l’elemento
in più. Abbiamo incontrato Rocco Papaleo a Potenza, nella sua terra natia (è
nato a Lauria, sud della Basilicata, nel 1958). Colpisce sempre per la sua
immediatezza, che lo ritrae in pubblico così come sulla scena: che sia teatro
che sia cinema che sia televisione. Già, la televisione, e che televisione:
Sanremo, al fianco di Gianni Morandi, il festival più popolare che vuol dire la
massima visibilità mediatica che si possa immaginare. Gli chiediamo appunto se
ha dato più lui a Sanremo o Sanremo a lui, visto che in quella edizione è stato
il vero trascinatore delle serate festivaliere. E quanto abbia rappresentato il
Festival per la sua carriera artistica, lui che viene da un percorso non proprio
secondario, fatto di buon cinema e commedia, di canzoni e di teatro-canzone.
“Certamente è Sanremo che mi ha dato di più, è un altoparlante molto grande,
una ribalta straordinaria”.
Dicevamo, il titolo del suo film “Una piccola impresa meridionale” può evocare la sua parabola ascendente nella carriera artistica?
“No, non ho pensato in nessun modo alla mia storia personale, certo sono del
Sud ma cerco di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e i suoi problemi”.
Massimo Troisi diceva una volta che il problema non è fare il primo film, ma il secondo. E’ di certo la prova più impegnativa. Come è arrivato a questa idea, l’aveva già in mente da tempo?
“Le cose arrivano senza annunciarsi, le ispirazioni vengono spontanee, guardandosi intorno. E’ vero che l’impegno nel secondo film deve essere maggiore, aveva ragione Troisi. Credo di aver fatto un buon film”.
Fa divertire e riflettere, alla sua maniera Papaleo, con la sua cifra
stilistica che è diventato un marchio di qualità. Il film è stato prodotto da
Paco Cinematografica in associazione con Warner Bros
Entertainment Italia e sostenuto dalla Sardegna Film Commission. La
nascente Film Commission lucana si può dire che nasce anche sull’onda del
successo di “Basilicata coast to coast”, con la riscoperta di luoghi poco o per
niente noti di questa regione. E infine, la canzone della colonna sonora è Dove
cadono i fulmini di Erica Mou, aderente ad una idea di scoprire
voci ed immagini inedite. Proprio come la sua terra.