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📰 L'Opinione di Marco Lombardi: Povera Amarena, ma lo Stato dov'è?

 


Siamo tutti rimasti giustamente sconvolti per l'uccisione dell'orsa Amarena. In un'epoca dove l'animale ha perso i propri connotati naturali, istintivi, assumendo la consistenza sociale di un accessorio, ecco che l'oltraggio all'icona del peluche per eccellenza, il teddy bear, ci lascia di stucco.Ma un orso non è un placido, panzuto, tenero essere, goloso di miele tra un sonnellino e l'altro, è un pericoloso predatore e se lo si vuole mantenere in un ambiente ibrido con l'essere umano moderno e civilizzato, sono necessari degli accorgimenti che tutelino sì lui, ma anche l'uomo nelle sue attività quotidiane. Ora, da una semplice ricerca cronologica emerge chiaramente come, negli Abruzzi, l'orso marsicato e l'orsa Amarena e i suoi cuccioli in particolare, più che di fave e alverari, andassero sovente alla ricerca di polli e tacchini, con frequenti incursioni negli allevamenti della zona. Ora, chi abbia esperienza di ovicultura, o anche solo conosca la fatica del coltivare un orto, sa bene cosa significa svegliarsi una mattina e trovare gli inequivocabili segni del passaggi di ladri o predatori. Se con le volpi può bastare un cane, un orso non lo fermi e allora, dai oggi, dai domani, è umano che saltino i nervi. Ciò giustifica difendersi a fucilate? No di certo. Ma le istituzioni cosa fanno per gestire questi contrasti? Esiste un servizio di vigilanza pubblico, forme di indennizzo, oppure incentivi per prevenire gli attacchi? Onestamente, non è normale che una bestia, che con una zamapta ti stacca la testa dal collo, possa aggirarsi tranquillamente in un giardinetto in pieno giorno e scatenare il panico. Poi che la cosa, magari filmata e riportata sui social, susciti la simpatia di migliaia di navigatori della rete che nelle loro comode case di città spiaccicano il primo ragnetto che osi farvi la ragnatela, non dovrebbe far molto testo. Il killer di Amarena, se lo vogliamo chiamare così, risponderà alla giustiza per ciò che ha fatto, ma se tali impossibili continaminazioni tra uomo e natura, ormai sempre più frequenti anche per ragioni climatiche, continueranno a non essere presidiate da chi di dovere, episodi del genere sono destinati a ripetersi, come la storia insegna.

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