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Appuntamenti in Primo Piano: Reggio Calabria. Mostra "U Panaru"


 
Titolo della mostra: U PANARU
Periodo: DAL 20 AL 29 MAGGIO 2014
Location: SALA BIANCA DEL DARTE Salita Melissari, Reggio Calabria
Introduce: GIANFRANCO NERI Direttore dARTE UNIRC
Interventi di: OTTAVIO AMARO Docente UNIRC; GHISLAIN MAYAUD
INAUGURAZIONE 20 MAGGIO 2014 ALLE ORE 18.00
Gli artisti partecipanti sono: Salvatore Anelli, Caterina Arcuri, Angela Barbera, Renata Boero, Dario Carmentano, Lucilla Catania, Bruno Ceccobelli, Giulio De Mitri, Teo De Palma, M. Elena Diaco Mayer, Franco Flaccavento, Giovanni Leto, Oronzo Liuzzi, Ruggero Maggi, Alfredo Maiorino, Albano Morandi, Max Marra, Gianfranco Neri, Antonio Noia, Tarcisio Pingitore, Antonio Pujia Veneziano, Cloti Ricciardi, Emiliano Sacco, Giuseppe Salvatori, Leonardo Santoli, Gianfranco Sergio, Vincenzo Trapasso, Fiorenzo Zaffina.
La mostra U PANARU, dopo il successo e i consensi che ha riscosso nello spazio espositivo di VERTIGOARTE di Cosenza e presso la Sala Consiliare del Comune di Santo Stefano di Rogliano (CS), giunge nel suggestivo spazio della Sala Bianca del dArte, Dipartimento di Architettura e Territorio di Reggio Calabria.
Trasportata sotto il braccio del linguaggio, duramente urtata dalle smisurate scosse nel viaggio, dalla cugina Francia la parola “panier” (dal latino panarium) ritorna nelle terre della Calabria come “panaru”. Come nelle “Scatole in valigia” di Marcel Duchamp, le plein créatif colma l’impaziente visitatore. Si tratterà di “mettere in scena” nel consueto rigore espositivo i segnali mandati nel o dal cestino per ridonare un senso delle molteplici e sincroniche esperienze dei 28 artisti presenti. (estratto del testo critico di Ghislain Mayaud)
Lo spazio espositivo individuato dal dipartimento dArTe, già costellato di altri oggetti archeologici, amplifica il processo metamorfico delle opere degli artisti: capitelli, frammenti, piccole rovine, iconografie storiche riportano ad una commistione in cui s’intrecciano altre ‘scritture’, altre ‘memorie’, ricreando per le opere e per il visitatore un racconto nuovo.
Luogo, spazio, resti archeologici, nuove espressioni artistiche si contaminano in un nuovo evento. Tutto riporta ad un tempo in cui forse riemerge l’enigma, il paradosso o semplicemente la verità magrittiana “Ceci n’est pas … un panaru”. (estratto del testo di Ottavio Amaro)

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