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Reportage: Polvere umana

Liberamente ispirato a "se questo è un uomo" e "La tregua" di Primo Levi. "Sono un uomo normale di buona memoria che è incappato in un vortice, che ne è uscito più per fortuna che per virtù." 


Liberamente ispirato a "se questo è un uomo" e "La tregua" di Primo Levi. "Sono un uomo normale di buona memoria che è incappato in un vortice, che ne è uscito più per fortuna che per virtù." Primo Levi è testimone e vittima di Auschwitz. L’uomo denudato della sua identità, costretto a battersi come un animale per la vita, costretto a cambiare il suo codice morale. Sulle sue parole chiare, concise, asciutte e precise come una formula chimica si muovono gli attori, nella tensione suscitata dalla lucidità di questo ricordo terribile. Vittime, aguzzini, desolati e aggressivi, rassegnati e vacui. E se appare un sorriso, un lampo di ironia, è per esorcizzare attraverso la malinconia del clown il timore che nulla sia cambiato. Il linguaggio teatrale è quello del movimento accompagnato dalla musica, con pochissime parole. Teatro di immagine e di silenzio, con improvvisi scatti lancinanti e disperati, con momenti di invenzione poetica su un tema difficile e desolato. “Se dall’interno del Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire ciò che a noi viene inflitto.” (Primo Levi)

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Giovedì 30 Agosto 2018

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