Complice la campagna elettorale, invero permanente nel nostro instabile sistema politico, non passa giorno che non si parli, per lo più male, del reddito di cittadinanza. Si dice che foraggi una generazione di pantofolai, alimenti i parassiti e il lavoro nero, impoverisca l’offerta di forza lavoro, venga erogato indebitamente ai peggiori ceffi della nostra società. Ma sono altre le considerazioni da fare. In primo luogo la natura, oserei dire ontologica, del reddito di cittadinanza non è quella dei sussidi di povertà, cui si avvicinava assai più il reddito di inclusione sociale, né quella dell’indennità di disoccupazione, che tutt’ora esiste sotto il nome di Naspi. Esso dovrebbe offrire a chiunque lo desideri una chance di sopravvivenza, perché con cinquecento e rotte euro al mese c’è poco da scialare, diversa dal lavoro o dall’elemosina e sia ben chiaro che sarà una condizione sempre più frequente nel prossimo futuro, visto che l’automazione dei processi industriali e la digitalizza...